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Se compri dei trucchi a tua figlia di 6 anni non sei una brava mamma, ma se porti un bambino allo stadio allora sei il papà dell’anno… ipocrisia o patriarcato?

La mamma che ha portato la sua bambina di 6 anni da Sephora e ha speso 400 euro in trucchi ha scatenato una rabbia senza precedenti sui social. Il popolo di utenti si è infuriato quasi come se fossero stati loro a spendere quei soldi che molto probabilmente non hanno da “buttare via” in quel modo, e allora via alle critiche!

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La polemica

Gli utenti addirittura indignati hanno dichiarato che questa donna non merita di essere genitore e che la sua azione è assurda. Ma di cosa stiamo parlando? Una mamma non può far comprare dei trucchi a una bambina ( trucchi che sicuramente poi avrebbe utilizzato lei, o che avrà comprato “per gioco), però un padre molto probabilmente è libero di portare un bambino di 6 anni allo stadio a guardare una partita o a vedere una gara di auto?

La mamma si difende

La mamma “spregiudicata” ha difeso la sua scelta, affermando che si trattava di un “esperimento sociale” per vedere cosa la bambina avrebbe scelto.

Quello che è emerso da questo gesto è che l’educazione e i valori morali sono sopravvalutati e che spendere una fortuna in trucchi sia stato un errore per la sua crescita.

Inoltre ci si è calati sempre sui soliti luoghi comuni, del tipo “cosa c’è di più importante nella vita di una bambina se non l’aspetto esteriore e il trucco?”

In realtà potrebbe davvero essere stato un esperimento sociale per vedere cosa avrebbe fatto la bambina. I trucchi e l’estetica in generale fanno comunque parte in qualche modo del processo di crescita di una bambina che guarda la madre e cerca di emularne i gesti. Comprare trucchi non può essere considerato un gesto così orrendo, anche perché questo non presuppone che non si possano svolgere altre attività durante la sua crescita.

Semplicemente i tempi sono cambiati. E se prima si comprava il burrocacao alla cassa dell’Esselunga adesso c’è chi ha la possibilità di spendere da Sephora. Fatevene una ragione.

Beati quelli che possono permettersi prodotti di qualità.

La verità è che si è abituati alla cultura del “marcio”: ovvero vedere ogni cosa in un’ottica sporca e con invidia. Possibile anche che i commenti siamo stati rilasciati da uomini maschilisti e misogini a cui va bene la vendita di giocattoli come “il set delle pulizie” o la “cucina” per le bambine ma a che poi detestano le donne a tal punto da volerle trasparenti già da piccole.

Chissà perché ci si accanisce sempre su problemi inutili invece di guardare quelli presenti nella propria casa!

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