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Salvini nell’aula bunker dell’Ucciardone

Salvini a processo nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone

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Matteo Salvini era il ministro degli Interni del governo Conte quando la Open Arms, con a bordo 147 migranti, fu bloccata al largo di Lampedusa dall’1 al 20 agosto 2019. Una sua decisione, che gli è costata un’imputazione per sequestro di persona e rifiuto d’atti d’ufficio. L’attuale ministro dei Trasporti è stato ascoltato nell’aula bunker del carcere di Palermo, l’Ucciardone.

Dichiarazioni spontanee

Salvini ha scelto di iniziare l’udienza rendendo dichiarazioni spontanee. Ha dimostrato che i toni belluini cui ci ha abituati non se li permette davanti a dei giudici. Ha detto: «Io ringrazio da un certo punto di vista», spiega “lisciando il pelo” ai magistrati, «perché mi sono riletto centinaia di pagine che dopo 4 anni e mezzo non mi erano freschissime. Ho ricostruito quello che mi pare fosse un percorso operativo e politico chiaro con la gestione uguale, prima, durante e dopo».

Boicottato da Giuseppe Conte?

Matteo Salvini quindi passa un’ora a sciorinare la sua versione dei fatti dell’agosto 2019, citare i casi di altri sbarchi e dare pure una bacchettata sulle dita all’ex premier Giuseppe Conte: «Ha accompagnato tutte le scelte in termine di politica migratoria tranne quella di Open Arms». Ci pare che il punto in questione non sia se Conte lo appoggiò o meno, quanto se Salvini commise o no reato a negare il Pos.

Lo scaricabarile

“Pos” è l’acronimo per Place of safety, vale a dire la concessione di un porto di sicurezza dove sbarcare. Salvini illustra perché lo negò alla Open Arms: «Non si poteva concedere il Pos prima di aver chiuso l’accordo con gli altri paesi europei sulla redistribuzione, era una sorta di pressione, e grazie al nostro operato finalmente l’Europa è diventata solidale.

In ogni caso, in caso di emergenze urgenti, lo sbarco poteva essere disposto anche in assenza di assegnazione di Pos da altre autorità, come è avvenuto ad esempio nel caso della Mare Ionio», ha argomentato il vicepremier. Buttandola, subito dopo, in politica: «Le comunicazioni con Conte erano state tutte tramite telefono, poi il 14 agosto il presidente iniziò una comunicazione epistolare, noi rispondiamo il 17 perché è chiaro che questo comportamento epistolare rappresenta una sfiducia politica, figlia di una crisi che in quel ferragosto aveva i presupposti per la nascita del governo successivo».

Situazione sotto controllo

Salvini sostiene che sulla Open Arms non ci fossero pericoli per i 147 migranti. Secondo lui: «La tenevamo sotto controllo, non c’erano emergenze a bordo, da Piantedosi ricevevo rassicurazioni. Noi non ci siamo opposti quando c’erano situazioni sanitarie allarmanti. Ero continuamente rassicurato sulle condizioni a bordo».

Ma il presidente del tribunale Roberto Murgia eccepisce, tagliente: «Il fatto che dei migranti si fossero gettati in mare non è molto rassicurante».

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