Home CRONACA È tempo di Ramadan e di pacifisti islamici

È tempo di Ramadan e di pacifisti islamici

È tempo di Ramadan, rituale sacro per gli islamici, termine entrato così tanto nel gergo comune da essere adottato spesso per indicare un’astinenza profana, quasi fino a equivalere al nostrano “fioretto”. In verità il Ramadan è una cosa molto seria, che a nostro parere affonda le sue radici in esigenze spirituali prossime anche alla nostra cultura religiosa, pensiamo per esempio agli ascetici e ai mistici cristiani.

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È tempo di Ramadan, rituale sacro per gli islamici, termine entrato così tanto nel gergo comune da essere adottato spesso per indicare un’astinenza profana, quasi fino a equivalere al nostrano “fioretto”. In verità il Ramadan è una cosa molto seria, che a nostro parere affonda le sue radici in esigenze spirituali prossime anche alla nostra cultura religiosa, pensiamo per esempio agli ascetici e ai mistici cristiani.

La crisi in Medio Oriente

Quest’anno il Ramadan deve fare i conti con la crisi nella striscia di Gaza e con il riemergere del terrorismo palestinese, che si appella alla Jihad, la Guerra Santa contro gli infedeli. Un fenomeno allarmante che ha già toccato l’Italia, con tre militanti arrestati a L’Aquila.

I musulmani nel mondo, stimati in 1,8 miliardi, contano una massiccia presenza a Gerusalemme, sede della Spianata delle moschee. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha negato l’intenzione di limitare la libertà di culto, ma la situazione sarà scandagliata di continuo e vincolata a garanzie di sicurezza. Si rischiano scontri fra palestinesi ed ebrei ortodossi: Hamas ha mobilitato i fedeli esortandoli a confluire in massa alla Spianata.

Che cos’è

Per Ramadan si intende il periodo sacro che prende il nome dal nono mese dell’anno nel calendario lunare musulmano. Inizia a marzo, all’avvistamento della luna crescente, che in Medio Oriente è attesa tra l’11 e il 12: si protrae per circa un mese.

«Il mese di Ramadan è un mese di digiuno come tutti sanno, ma pochi ne conoscono il significato», chiarisce a Interris.it Yassine Lafram, presidente dell’Ucoii, Unione delle comunità islamiche italiane. «È uno dei cinque pilastri dell’Islam. Dall’alba al tramonto ci si astiene totalmente dal bere, dal mangiare, dagli atti sessuali coniugali, per concentrarsi maggiormente sulla sfera spirituale. L’alimentazione in qualche modo ci tiene legati a tutto ciò che è materiale, mentre il digiuno ci aiuta a innalzare il livello della nostra fede, del nostro rapporto intimo con Dio. È questa la peculiarità del Ramadan».

In Italia le comunità islamiche si ritrovano nelle proprie moschee per condividere il pasto di rottura del digiuno: «Ci si invita a mangiare insieme al tramonto, le famiglie si ritrovano per l’iftar (il pasto serale), che diventa momento di condivisione e di gioia», spiega Lafram.

L’autorevole islamista conclude con un auspicio che sottoscriviamo: «Vorrei augurare a tutte le comunità islamiche italiane, ma anche a tutti i musulmani del mondo un buon Ramadan, che sia un mese di spiritualità, di riflessione, di condivisione ma anche di vicinanza agli ultimi, alle persone che sono sofferenti. Il pensiero della comunità islamica mondiale va soprattutto alla Striscia di Gaza, alle popolazioni che sono sotto le bombe. Loro hanno iniziato il Ramadan molto prima di tutti gli altri, un digiuno forzato a causa della mancanza di cibo e alimenti, a loro va il nostro pensiero».

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