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La nostalgia canaglia di Roberto Benigni

«Mi piacerebbe tanto tornare al cinema», dice Roberto Benigni. «Sia per il film di Paola Cortellesi sia per quello di Matteo Garrone, che è in una buonissima posizione per gli Oscar e che ho cercato di sostenere con tutte le mie forze, perché c'è un sentimento immenso. Ecco, mi piacerebbe tanto fare un film pieno di sentimento anche a me».

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Nel 2018, secondo il “Bibbione” della finanza Forbes, il patrimonio di Roberto Benigni ammontava a 226 milioni di euro. L’anno scorso, l’Associazione utenti dei servizi radiotelevisivi (Ausr) dichiarava: «La Rai deve rendere pubblico quanto percepirà Roberto Benigni per il suo intervento al Festival di Sanremo, e in tal senso siamo pronti a presentare una formale istanza d’accesso all’azienda e un esposto alla Corte dei Conti per conoscere i dettagli sul contratto tra la rete e il comico toscano». Nel 2020 corse voce, mai confermata ma battente, che il cachet dell’attore e regista per il suo show sul palco dell’Ariston fosse da capogiro: 300mila euro. In conferenza stampa, nel 2023, prima che Benigni si esibisse con la sua interpretazione della Costituzione, la Rai si sbilanciò affermando che il suo compenso sarebbe stato «molto meno della prima volta». L’ultimo film di Benigni risale al 2005, La tigre e la neve.

Dottorato di ricerca honoris causa per Benigni

Roberto Benigni ha dato spettacolo anche alla cerimonia di consegna del suo dottorato di ricerca honoris causa in Belle Arti, nella sede romana dell’Università di Notre Dame. Motivato dalla sua capacità di «illuminare percorsi di speranza e bellezza anche nel mezzo di indicibili tragedie e disperazione, conquistando l’ammirazione anche di Sua Santità Papa Francesco, e per i suoi innumerevoli e ispirati contributi all’arte, alla commedia e alla letteratura».  Santo subito…

«All my joy for you, tutta la mia gioia per voi», esclama Benignaccio, in toga e tocco blu. Ricorda sua mamma: «Poverissima, che non aveva da mangiare», che andava a pregare davanti alla Madonna del parto di Piero Della Francesca a Monterchi, in provincia di Arezzo. «Ho cercato di rubarlo tutta la vita quell’affresco, per la bellezza. È diventata la mia personale Madonna universale, talmente è umana», si entusiasma l’attore. Non si ferma qui in questa dissertazione sull’arte: cita l’Annunciazione di Recanati di Lorenzo Lotto, vista in mostra a Roma, «che ritrae per la prima volta una Madonna che ha quasi paura. È la rivoluzione che ha fatto per le donne nel mondo. Si parla del femminismo, ma la Madonna quanto ha fatto… Il pensiero filosofico non è andato in profondità su questo. Il suo è un “sì” a Dio sofferto, pensato, che ha rivoluzionato la storia del mondo».

Il cinema

E veniamo al cinema. «Ogni volta che sono stato in pubblico ho detto: sto preparando un film, che poi era la verità. Ho sempre la porta aperta, non mi sono mai fermato e desidererei tantissimo farlo . Ho avuto anche tante offerte, in Italia e all’estero, come attore. Però quello che mi piacerebbe davvero realizzare è un’opera personale, anche piccola non grande, ma che abbia il senso, che prenda il mio cuore e anche quello che sta accadendo in questo momento. Siamo circondati da avvenimenti così possenti, che non si possono non sentire i riflessi nella nostra anima. La cosa più grande che deve fare un artista è regalare la gioia. Io vorrei fare un piccolo film, nel quale lasciarsi andare a un momento di gioia e di spensieratezza. Per fare ciò bisogna avere sulle spalle tutto il dolore del mondo, perché per fare gioia bisogna avere il dolore. Si tengono insieme»

Ancora una volta: Benigni Santo subito. «Mi piacerebbe tanto tornare al cinema, sia per il film di Paola Cortellesi sia per quello di Matteo Garrone, che è in una buonissima posizione per gli Oscar e che ho cercato di sostenere con tutte le mie forze, perché c’è un sentimento immenso. Ecco, mi piacerebbe tanto fare un film pieno di sentimento anche a me».

Note a margine

La tigre e la neve, ultimo film di Roberto Benigni, che non avrebbe più messo un piede su un set per 19 anni, è stato sceneggiato dallo scrittore Vincenzo Cerami, scomparso nel 2013 dopo una lunga malattia. C’era il suo tocco anche dietro a La vita è bella, premio Oscar come miglior film straniero nel 1999. Cerami è uno di quegli uomini che, dietro le quinte, hanno dato un contributo essenziale al cinema italiano. Sua anche la sceneggiatura di Un borghese piccolo piccolo, film di Mario Monicelli che “sdoganò” Alberto Sordi come grandissimo attore anche drammatico.

Benigni gli dovrebbe un omaggio: non ne parla mai. Ma intanto, perso Cerami, non ha più girato un film.

Non sapremo mai se un ruolo lo giochi anche il vil denaro. Di certo, specie dopo il Covid, gli incassi del cinema non creano più nababbi. Sappiamo però che l’agente di Roberto Benigni è Lucio Presta. Scordiamoci di vedere il geniaccio toscano quest’anno al Festival.

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