Home CRONACA Il saluto fascista è reato? Sì, no, boh

Il saluto fascista è reato? Sì, no, boh

“La condotta tenuta nel corso di una pubblica manifestazione”, dispone la Consulta, “consistente nella risposta alla 'chiamata del presente' e nel cosiddetto 'saluto romano', rituali entrambi evocativi della gestualità propria del disciolto partito fascista, integra il reato previsto dall'articolo 5 della legge Scelba”

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“Camerati, a noi!” urlato con la mano destra protesa e il palmo verso il basso: un triste ricordo per la Repubblica, una pagina della nostra Storia che sarebbe stato meglio non vivere. Non per tutti: grotteschi gruppetti di nostalgici scimmiottano le Camicie Nere e fanno perdere tempo alla magistratura, che dovrebbe essere in più urgenti questioni affaccendata. Di recente, ad Acca Larentia, dove c’è stata pure una vigliacca aggressione a un uomo.

Il linguaggio contorto della Cassazione sul saluto fascista

Le sezioni penali unite della Cassazione rendono ora noto l’esito di un procedimento su una manifestazione organizzata a Milano il 29 aprile 201, per commemorare la morte di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani, alla presenza di oltre mille persone: gli imputati, hanno ricostruito gli inquirenti, risposero alla chiamata del “presente”, eseguendo il “saluto fascista“. “La condotta tenuta nel corso di una pubblica manifestazione”, dispone la Consulta, “consistente nella risposta alla ‘chiamata del presente’ e nel cosiddetto ‘saluto romano’, rituali entrambi evocativi della gestualità propria del disciolto partito fascista, integra il reato previsto dall’articolo 5 della legge Scelba (n.645/1952) ove, avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, sia idonea a integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista, vietata dalla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione”. Della serie: dillo con parole tue. È reato o lo è in certi casi e in altri no?

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Andiamo avanti e leggiamo con quanta chiarezza i magistrati spieghino quando c’è “delitto”: “A determinate condizioni può configurarsi anche il delitto previsto dalla legge Mancino, che vieta il compimento di manifestazioni esteriori proprie o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. Quindi, specificano che “tra i due delitti non sussiste rapporto di specialità e che essi possono concorrere sia materialmente che formalmente in presenza dei presupposti di legge”.

La Russa soddisfatto

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ovviamente accoglie la notizia positivamente: aveva auspicato una «sentenza chiarificatrice» e si sente di esprimere un «rispettoso riconoscimento di una sentenza che si commenta da sola».

I dubbi interpretativi in merito al saluto fascista

Diverso e più articolato il commento di Sandro Ruotolo, della Segreteria PD e responsabile Cultura e Memoria, insieme ai parlamentari Andrea De Maria e Walter Verini: «La sentenza delle sezioni riunite della Cassazione è significativa. Innanzitutto perché conferma, riprendendo l’attuale impianto normativo, come il saluto romano, per esempio nelle manifestazioni esterne, di piazza, negli stadi, rappresenti una apologia di fascismo che può creare seri problemi di ordine pubblico. Conferma i contenuti della legge Scelba (legati alla ricostituzione del partito fascista) e richiama anche il tema nel quadro della legge Mancino, delle manifestazioni di odio, di violenza, di istigazione al razzismo e all’antisemitismo. La sentenza, fotografando per alcune parti la situazione attuale, lascia perciò aperti dubbi interpretativi da parte degli uffici giudiziari». Meno male che ci si può anche ridere su: consigliamo lo spassoso film di Corrado Guzzanti Fascisti su Marte.

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