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La svolta di Pier Silvio: «Il canone Rai è importante». Meloni e Giambruno? «Ricostruzioni tragicomiche»

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Ringalluzzito dal sorpasso sulla Rai, snocciolando dati che certificano nelle 24 ore il 38,3% di share per le reti Mediaset, mentre la Tv di Stato è al 35,3%, Pier Silvio Berlusconi in un’intervista al Corriere della Sera fa il punto su varie questioni. Noi di Dillinger notiamo in particolare tre frasi che, signorilmente ma anche ironicamente, dimostrano come il secondogenito di Silvio Berlusconi abbia il pugno di ferro in guanto di velluto. La nuova formula del Grande Fratello: si dice «convintissimo e molto soddisfatto. Stavamo rischiando di andare oltre. Anche se fosse, e così non è, meglio un punto di share in meno che cadere nella mancanza di rispetto». La spina nel fianco di Giorgia Meloni, il suo ex, il cosiddetto “caso Giambruno”: «dico solo che sono molto dispiaciuto e che ho letto ricostruzioni tragicomiche». Ma la svolta arriva più avanti e fa piazza pulita di decenni di polemiche, francamente alimentate anche dal padre, sull’opportunità o meno del canone; fior di opinionisti in passato hanno sostenuto che se la Rai invece di fare servizio pubblico si muove come una Tv commerciale, non è chiaro il senso di una tassa. E quando il Cavaliere ha iniziato il suo percorso di imprenditore massmediatico, negli Anni Ottanta, la Rai non interrompeva mai un programma, fiction, film o varietà che fosse, con gli spot pubblicitari. Pier Silvio getta il cuore oltre all’ostacolo: «I finanziamenti alla Rai sono importanti, l’Italia è il Paese che dedica meno risorse al settore audiovisivo in tutta Europa. Ed è un errore, perché la tv non è solo un’industria che crea occupazione e indotto, ma è centrale per l’identità presente e futura del nostro Paese».

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