Jannik è giovane, avremo modo di godercelo
«Fa male. A me e ai tifosi. Però succede. Compirò 23 anni ad agosto: giocherò a Roma per i prossimi dieci anni, almeno». Insomma, riusciremo a godercelo.
Lo aspettavano tutti, grandi e piccini, nella Capitale come il Messia. E invece di stare sul campo, lo troviamo seduto nella lounge della Fitp al Foro Italico accanto al presidente della Federtennis Angelo Binaghi, che gli promette sostegno anche nella cattiva sorte: «Schierarsi con Jannik quando vince l’Australian Open è troppo facile». Bieco come non lo avevamo mai visto.
Non tutti l’hanno presa bene
Il giorno dopo l’annuncio del ritiro dagli Internazionali d’Italia il numero 2 del mondo è al Foro Italico: il tentativo è spargere ottimismo con stampa, sponsor e appassionati, operazione riuscita per metà.
L’infortunio all’anca destra
Il problema persiste da ben prima del Master 1000 di Madrid, conferma Jannik: «A Montecarlo mi sono sentito un po’ stanco dopo lo swing americano: l’anno prossimo valuteremo se giocare nel Principato o no. A me piace giocare, vorrei farlo sempre. A Madrid poi ci sono stati alti e bassi, mi accorgevo che la situazione era strana: con Kotov ho sentito dolore, alla vigilia dell’ottavo di finale con Khachanov stavo meglio ma comunque sapevo che c’era qualcosa che non andava. Il giorno dopo la partita con Khachanov è stata fatta una risonanza che ha rivelato che qualcosa non era a posto. In seguito a questo esame è stata presa la decisione di fermarmi. Altri esami a Montecarlo che mi hanno spinto a prendere la difficile decisione del ritiro da Roma, che per me, davanti ai tifosi italiani, sarebbe stato il torneo più speciale dell’anno».
La stagione non è guasta, anzi
«Era buona, rimane buona». Poi la difesa ufficiale del team, una presa di posizione da leader: «Certi infortuni si possono prevenire, altri no. Fin qui abbiamo fatto un grande lavoro. L’anno scorso ho giocato l’intera stagione senza infortuni. Impariamo e andiamo avanti. Non vedo questo stop come una sconfitta. Se ci sono cose che potremo fare meglio, le faremo». Qual è la lezione da imparare? (lungo silenzio): «Mi rendo conto che il riposo è molto importante, fosse anche non toccare la racchetta per un paio di giorni. Dopo Montecarlo sono stato cinque giorni fermo, e mi sentivo bene. Poi a Madrid la situazione è peggiorata».
Quando ti rivedremo in campo Jannik?
Il periodo di recupero in vista dei prossimi appuntamenti è già cominciata ma il periodo è da quantificare. Indispensabile il risposo, inizialmente: «È necessario, vedremo dalla prossima settimana in poi come lavorare sull’anca, dobbiamo ancora definire alcune cose». Gettare lo sguardo sul Roland Garros forse è prematuro, ma alcune certezze, purtroppo, sono già presenti: «La preparazione per Parigi non sarà ottimale — dice realista Sinner —: siamo abbastanza stretti come tempi. Darò il massimo per essere il più competitivo possibile. Certo arrivare a Parigi senza partite non rende le cose più semplici… Il cambio di superfice non mi aveva mai dato particolari problemi fisici. Per ora sto attento ai movimenti, sto facendo lavori a bassissima intensità, oggi ci sono domande a cui non so rispondere, avrò più chiarezza più avanti: Parigi, tre su cinque, lo giocherò solo se sarò in condizione». Quindi nessuna certezza, oggi, di essere al via al Bois de Boulogne.
Sinner guarda avanti, come sempre
«Tenevo tanto a Roma, che era importante anche per i punti del ranking. Ma ormai tutto ciò è secondario. L’obiettivo rimangono le Finals a Torino, per giocare davanti al pubblico italiano dopo non esserci riuscito qui»), non desidera entrare nei dettagli del problema all’anca, che non è banale(«Diciamo che pensavamo fosse una questione non grave invece gli esami hanno visto che c’è qualcosa che non va. Non voglio dire cosa»), si sforza di essere rassicurante («Abbiamo tutto sotto controllo») con un però: «Se non riesco a risolvere al 100% mi fermerò più a lungo. Non voglio buttare via la carriera. Non ho fretta. Curare il corpo è molto più importante di tutto il resto».
Infine Jannik si autoassolve
«Non è sempre detto che se uno si fa male ha fatto cose sbagliate. Credo che abbiamo fatto tutto nel modo giusto. Se dovessi tornare indietro non saprei cosa fare in modo diverso. Gli infortuni fanno parte del gioco: spero di tornare presto, e più forte». Jannik Sinner resterà a Roma anche martedì per accontentare i brand che credono in lui. Nessuno ha intenzione di smettere di fidarsi del suo talento e della sua volontà, e forse è arrivato il momento di sospendere i calcoli aritmetici per il sorpasso in classifica su re Djokovic, a questo punto principale favorito degli Internazionali d’Italia, elucubrazioni in questo momento poco attuali. Ciò che conta ora è guarire, nei tempi che detterà il suo corpo. Madrid rimane una scelta sbagliata: la fretta non è mai buona consigliera. Con calma, veri campioni si nasce, non si diventa.


















