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Il Blasco: “Ciao Gabri, mia cotta di ragazzo e mamma di mio figlio”

Se il Blasco non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Proto-Dillingeriano come Franco Califano o Rino Gaetano, niente sarebbe com’è senza la sua fantasia, nessun Achille Lauro o Rosa Chemical.

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Se il Blasco non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Proto-Dillingeriano come Franco Califano o Rino Gaetano, niente sarebbe com’è senza la sua fantasia, nessun Achille Lauro o Rosa Chemical.

Noi lo conosciamo benino. È un uomo onesto e perbene, attaccato ai suoi più stretti collaboratori come l’edera, per esempio la sua portavoce Tania Sachs, che lo protegge da certa stampa becera da una vita.

Ne ha passate tante il Blasco. La galera per inesistenti accuse di spaccio. Di cui ha scritto: “Mi hanno dato 22 giorni. Che sono stati come 22 mesi. Cinque giorni in cella di isolamento. Dopo 2-3 giorni di astinenza e sofferenza. Con le formiche che salivano dove c’era il latte. Lì mi sono svegliato completamente. Sono stato il capro espiatorio degli anni ’80 praticamente. In realtà si facevano tutti, ma io sono stato l’unico a essere stato denunciato dal proprio spacciatore. Secondo me volevano anche un po’ fermarmi. C’era un mondo intorno che cercava di fermare questo tipo di artista che cominciava a dare fastidio”. 

Vasco in questi giorni è commosso e addolorato. Se ne è andata Gabri, madre di uno dei suoi tre figli, Lorenzo, frutto di un amore giovanile, che ha deciso di tenere il bambino che aspettava da lui anche se non era pronto a diventare padre. “Non avrei mai pensato che la Gabriella se ne sarebbe andata prima di me”, posta il rocker di Zocca. “Caro Lorenzo, tua mamma sarà sempre VIVA nei nostri ricordi più belli. Ti abbraccio forte… Ti sono vicino… E ti voglio bene».

Gabri all’anagrafe risultava come Maria Gabriella Sturani, nata a Masi Torello, in provincia di Ferrara, scomparsa a 55 anni e legata a Vasco Rossi tra l’83 e l’85. Lui ha scritto una canzone per lei, Gabri, nel 1993.

Gabri ha raccontato di un «concerto al Baccara di Lugo. Incontro uno che lavora nel suo staff, Guido Elmi, amico di mio fratello. Gli dico di portarmi da Rossi. Lui conosce i miei, prova a farmi cambiare idea, poi si arrende e mi indica la stanza di Rossi. Io entro, chiudo la porta e gli dico: “Adesso non mi scappi”».

“Adesso ascoltami: non voglio perderti, però non voglio neanche, neanche, illuderti”, sono le strofe iniziali di Gabri. “Quest’avventura è stata una follia, è stata colpa mia, tu hai sedici anni ed io, ed io”.

Il Blasco aveva 29 anni e aveva appena pubblicato Bollicine, album con quella Vita spericolata che sarebbe diventata il suo marchio di fabbrica.

Due anni dopo, raccontò Gabri, si lasciarono. «Quello, per Rossi, non era il momento giusto per diventare padre. Ma io decisi di tenere il bambino, forse per incoscienza, non so. Di certo non lo rimpiango». Siamo sicuri che nemmeno Vasco lo rimpianga.

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