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Dare a Di Cesare quel che è Di Cesare

“Per dare a Di Cesare quel che è Di Cesare, bisognerebbe prima capire con quale delle due abbiamo a che fare. Con quella che in tv dà addosso alla Nato in nome della pace, della non violenza e della fratellanza tra i popoli? O con quell’altra che sui social si profonde in sentimentalismi per una terrorista che partecipò a svariati omicidi e all’agguato di via Fani senza mai farsi attraversare da un dubbio o da un’increspatura di umanità? ”.

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Il caffè di Massimo Gramellini, 8 marzo 2024, da Il corriere della Sera:

“Per dare a Di Cesare quel che è Di Cesare, bisognerebbe prima capire con quale delle due abbiamo a che fare. Con quella che in tv dà addosso alla Nato in nome della pace, della non violenza e della fratellanza tra i popoli? O con quell’altra che sui social si profonde in sentimentalismi per una terrorista che partecipò a svariati omicidi e all’agguato di via Fani senza mai farsi attraversare da un dubbio o da un’increspatura di umanità? Difficile immaginarsi San Francesco intento a scrivere un post come quello che la filosofa della Sapienza ha dedicato alla scomparsa Barbara Balzerani: «La tua rivoluzione è stata anche la mia. Le vie diverse non cancellano le idee. Con malinconia un addio alla compagna Luna». Chi cercasse tracce di una presa di distanza dai metodi di Luna e dell’intero firmamento brigatista dovrebbe aggrapparsi a quel tenue riferimento alle «vie diverse». Un po’ poco per sgombrare il sospetto che l’odio ideologico sia il cemento che tiene insieme le due Di Cesare, fieramente allergiche alla violenza quando a praticarla sono i loro nemici di classe, ma assai più tiepide e comprensive nel valutarla quando viene usata da persone di cui condividono i sogni adolescenziali di palingenesi sociale che da sempre caratterizzano i fanatici di tutte le età”.

Donatella Di Cesare, da parte sua, twitta: “E la libertà di insegnamento? E l’autonomia dell’università? Contenuti della mia lezione ripesi da giornalisti presenti a mia insaputa dentro l’aula e riportati, con foto non autorizzate, su un quotidiano nazionale”.

 I collettivi universitari della Sapienza di Roma appendono sui muri un manifesto: “Contro la censura di Stato, libertà di espressione nelle Università, solidarietà con la professoressa Di Cesare”. Azione universitaria, vicina a FdI, affigge il suo: “Di Cesare vergogna, la violenza si combatte, non si commemora”.

Il deputato di Fdi Fabio Roscani e il presidente nazionale di Au Nicola D’Ambrosio sentenziano: «Non c’è limite alle inquietanti posizioni della docente. Non può e non deve esserci spazio per chi difende il terrorismo armato, ancora meno all’interno delle università, luoghi dove colleghi della professoressa sono stati uccisi a sangue freddo». Sergio Rastrelli, senatore meloniano, vuole la radiazione della professoressa, così come Luca Tarantelli, figlio dell’economista ucciso proprio nel parcheggio della Sapienza dalle Br.

Angelo Bonelli, leader dei Verdi, liquida come «incommentabile» il post della filosofa. «Di Cesare se la vedrà con la rettrice Polimeni ma, francamente, una docente che insegna all’Università non può scrivere una cosa così». Anche la Lega, col parlamentare Iezzi, ha domandato le dimissioni volontarie della Di Cesare o il licenziamento.

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