L’iter dell’estradizione di Chico Forti, detenuto negli Usa dal 1998, prevede una serie di step burocratici che ne impediscono l’immediato rientro. Fanno sapere che: “Ci sono procedure tecniche non comprimibili, ma Farnesina e Giustizia faranno di tutto per accelerare i tempi per quanto di loro competenza”. Per cui quanto tempo potrebbe essere necessario? Parliamo di settimane, fino a un paio di mesi. Stranamente il tutto coinciderebbe non solo con le varie elezioni regionali, ma sembra una mossa fatta proprio in vista delle europee. Siamo noi a essere maliziosi? O è qualcuno che pensa di riuscire a strumentalizzare la vicenda senza che noi ce ne accorgiamo?
Ecco gli step per Chico Forti
- Prima di tutto, dopo aver ricevuto l’ordine dal governatore della Florida Ron DeSantis, Chico Forti sarà trasferito dal carcere statale, in cui è ora, in un penitenziario federale
- Da lì poi la pratica passerà al dipartimento di Giustizia che trasmetterà al ministero di Giustizia italiano la sentenza tradotta e la documentazione prevista che indicherà la possibilità del trasferimento
- Il ministero italiano girerà la documentazione all’autorità giudiziaria, che dovrà riconoscere la sentenza e metterla in esecuzione
- Sarà organizzato il trasferimento del detenuto in Italia dove dovrà scontare la pena dell’ergastolo
Le sue parole dopo aver appreso la notizia
“Mi avete salvato la vita”: è questo il ringraziamento dell’ex velista, che esprime tutta la sua gratitudine nei confronti di chi ha permesso il suo ritorno in Italia. Una gioia difficile da nascondere, come sostiene il deputato Andrea Di Giuseppe, eletto nella circoscrizione Usa per Fratelli d’Italia.
Residente a Miami da anni, Di Giuseppe ha seguito da vicino il dossier Forti e ha detto: “Proprio ieri ho parlato con Chico e mi ha detto: ‘Mi avete salvato la vita’. Non so nemmeno come abbia fatto a sopravvivere tutto questo tempo in un carcere di massima sicurezza”.

















