Home CRONACA Celebs Piovono tegole sulla capoccia di Chiara Ferragni

Piovono tegole sulla capoccia di Chiara Ferragni

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Flash dell’edizione milanese del Corriere della Sera, che sgancia un’altra bomba in casa Ferragnez: Chiara Ferragni è indagata per truffa aggravata nell’ambito dell’indagine della Procura di Milano sul caso del pandoro «Pink Christmas», prodotto dall’azienda piemontese Balocco. L’iscrizione è stata decisa dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco. Indagata anche Alessandra Balocco, presidente e ad della Balocco Spa, sempre per truffa aggravata.

La Ferragni si dice serena

«Sono serena», ha commentato Chiara Ferragni. «Questo perché ho sempre agito in buona fede e sono certa che ciò emergerà dalle indagini in corso. Ho piena fiducia nell’attività della magistratura e con i miei legali mi sono messa subito a disposizione per collaborare e chiarire ogni dettaglio di quanto accaduto nel più breve tempo possibile. Sono, invece, profondamente turbata per la strumentalizzazione che una parte dei media sta realizzando, anche diffondendo notizie oggettivamente non rispondenti al vero».

Bel problema un’accusa di truffa aggravata

Nelle scorse ore era emerso che i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf di Milano, su delega del procuratore aggiunto Eugenio Fusco, avevano acquisito documentazione nella sede della Balocco a Cuneo in merito all’inchiesta che riguardava Ferragni e la vicenda del pandoro. ll procuratore aggiunto Eugenio Fusco, ha acquisito la documentazione nella sede della Balocco a Cuneo. Ciò in merito all’inchiesta che riguardava Ferragni e la vicenda del pandoro. 

A dicembre l’Antitrust aveva sanzionato con oltre un milione di euro due società che fanno capo alla influencer e con altri 400 mila euro la Balocco, ritenendoli responsabili, tutti insieme, della campagna ingannevole con la quale era stata pubblicizzata la vendita dei pandoro «Pink Christmas» ad un costo aumentato di due volte e mezza rispetto al prezzo base del prodotto.

La questione riguardava l’aver indotto i consumatori a pensare che, con l’acquisto di ogni pandoro, avrebbero contribuito alla donazione di fondi all’ospedale per bambini Regina Margherita di Torino. Invece la Balocco aveva versato all’ospedale 50 mila euro in tutto, sei mesi prima dell’avvio della campagna di vendita del pandoro a novembre 2002. 

Nell’articolata decisione dell’Autorità garante per il mercato e la concorrenza, ci sono le email scambiate tra la Balocco e una società della Ferragni. Mail in cui i rappresentanti della seconda suggerivano come realizzare la pubblicità, nonostante quelli della prima segnalassero il rischio che proprio i loro suggerimenti potessero rendere «ingannevole» l’annuncio.

Ora l’indagine. L’accusa è di concorso in truffa aggravata. Reato che consente alla Procura di procedere anche in assenza di querela. 

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