L’incidente del bastone rotto con il rischio di una caduta, scongiurato dal solerte intervento dell’accompagnatore, è stato una sorta di lapsus freudiano di Papa Francesco, nell’imminenza di un’omelia dove fare in mille pezzi promiscui e fornicatori.
In occasione dei Vespri nella Giornata mondiale della vita consacrata, il Santo Padre ha richiamato i fedeli al valore cristiano della castità.
«È importante, nelle nostre comunità, prendersi cura della crescita spirituale e affettiva delle persone, nella formazione iniziale e in quella permanente, perché la castità mostri davvero la bellezza dell’amore che si dona, e non prendano piede fenomeni deleteri come l’inacidimento del cuore o l’ambiguità delle scelte, fonte di tristezza e insoddisfazione e causa, a volte, in soggetti più fragili, dello svilupparsi di vere e proprie “‘”doppie vite”».
Bergoglio mica pensa solo alle coppie di fatto, non salva nemmeno il regolare matrimonio e tanti saluti al concetto di “dovere coniugale”. Perché per il pontefice la professione dell’astinenza «nella rinuncia all’amore coniugale e nella via della continenza, ribadisce il primato assoluto, per l’essere umano, dell’amore di Dio, accolto con cuore indiviso e sponsale e lo indica come fonte e modello di ogni altro amore».
Bisogni “immaturi”
Francesco ha osservato: «Viviamo in un mondo spesso segnato da forme distorte di affettività, in cui il principio del “ciò che piace a me” spinge a cercare nell’altro più la soddisfazione dei propri bisogni che la gioia di un incontro fecondo».
«È vero: ciò genera, nelle relazioni, atteggiamenti di superficialità e precarietà, egocentrismo ed edonismo, immaturità e irresponsabilità morale, per cui si sostituiscono lo sposo e la sposa di tutta la vita con il partner del momento, i figli accolti come dono con quelli pretesi come “diritto” o eliminati come “disturbo”».

















