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O paghi o uso le tue informazioni: l’ultima di Zuckerberg ai limiti della legge

Di
Redazione Dillinger
-
11 Novembre 2023
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    Si vociferava da un po’, e alla fine Meta ha davvero lanciato una versione dei suoi social Network, Instagram e Facebook, a pagamento. Si tratta, anche se non proprio, di una possibilità, non un obbligo. Infatti non si è obbligati a pagare per continuare ad usufruire delle applicazioni, in cambio però il caro vecchio Zuck vuole qualcosa.

    Tutti negli ultimi giorni aprendo Facebook o Instagram ci saremo trovati di fronte ad una schermata insolita. In questa ci veniva imposta una scelta. La burocrazia gioca forza sull’ignoranza pubblica, quindi noi abbiamo deciso di accorciarla facilmente: o i tuoi soldi o i tuoi dati.
    Se si deciderà di continuare ad utilizzare il social senza un abbonamento mensile, infatti, si visualizzeranno inserzioni maggiormente pertinenti all’utente.

    E la proposta o non paghi e non ti “profilo” non è prevista?

    Effettivamente questa fra le proposte della piattaforma di Mark manca, e i dubbi di carattere giuridico crescono: si può dare un valore economico alla protezione dei dati? Si possono vendere i propri diritti fondamentali?
    Ci auguriamo che il quadro giuridico europeo risponda in fretta a queste domande, anche perché cosa è conforme alla legge non può certo deciderlo una piattaforma privata.

    “ La privacy è diventata un lusso”

    Le opzioni molto rigide di Meta hanno, ovviamente, sollevato numerose polemiche in Europa e in tutto il mondo: “La protezione dei nostri dati ora si paga”; “La privacy è diventata un lusso”; “Il rispetto dei diritti non riguarda più i potenti, ma solo i poveri”; “10 dollari è il costo per l’intimità e la libertà”.
    Per la precisione, in Italia, è di 12,99 il prezzo della privacy. Una mossa quella da parte di Zuckerberg di mettere un costo alla libertà di scelta dell’utente di decidere o meno il modo in cui i propri dati personali debbano venir utilizzati che ha scosso l’utenza, la politica è la giurisprudenza.

    Ma si può davvero mettere un prezzo alla privacy?

    La prima domanda che sorge è se tutto questo sia davvero lecito, se sia giusto dover pagare un abbonamento per garantire la propria privacy. A quanto pare, la risposta è sì: ormai tutte le piattaforme chiedono il pagamento per evitare pubblicità personalizzata, e dunque, per evitare di essere profilati.

    La rete è un servizio pubblico accessibile a tutti?

    Si entra un po’ sull’idilliaco e filosofico, perché sappiamo bene che in questo mondo ci sono state le classi sociali e ci saranno per sempre, eppure la rete internet si è sempre spacciata per qualcosa di disponibile a tutti, uno strumento potentissimo di cui tutti possono usufruirne, ma arrivati a questo punto, solo chi ha le disponibilità economiche può permettersi può avere accesso alle piattaforme migliori, più performanti, l’internet “perfetta”.
    Non tutti avranno più lo stesso servizio, ma d’altronde, questo mondo non è mai stato caratterizzato dall’ uguaglianza o dalla giustizia, detto questo, ciò che ha fatto l’inventore di Facebook, ci serve solo a ricordare che il controllo e la nostra libertà è sempre stata nelle mani di pochi soggetti.

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