Per vent’anni il delitto di Garlasco è rimasto sospeso tra certezze giudiziarie e dubbi mai sopiti. Ora quel fragile equilibrio si spezza: sotto le unghie di Chiara Poggi emerge un Dna compatibile con quello di Andrea Sempio, l’amico di famiglia sempre rimasto ai margini, mai davvero entrato nel mirino degli inquirenti. Fino ad oggi. La Procura parla di «indizi plurimi», una definizione che suona come una sentenza anticipata. E annuncia: in primavera verrà rivelato tutto.
La prova che non doveva esistere e invece pesa come una montagna
Per anni si è ripetuto che il materiale genetico estratto dalle unghie di Chiara fosse inutilizzabile. Una verità che oggi crolla. L’incidente probatorio richiesto dai pm riporta in superficie ciò che la prima indagine aveva archiviato troppo in fretta: quel Dna è confrontabile, è leggibile, e restringe il campo a una sola linea familiare.
La famiglia Sempio.
Il cerchio di compatibilità sul cromosoma Y si riduce a pochi uomini, quasi tutti mai entrati in casa Poggi. Tranne uno: Andrea Sempio, oggi 37 anni, da sempre vicino al fratello di Chiara. Il suo passaggio nella villetta di via Pascoli non è un dettaglio: è la pedina che fa crollare il castello.
Il giallo delle analisi e la verità che imbarazza
Il nuovo risultato scientifico smentisce apertamente il lavoro del genetista del processo d’appello. Nel 2014 il materiale venne consumato in un’unica analisi, senza repliche identiche. Oggi emerge che quelle repliche non furono affatto «uguali», contrariamente a quanto scritto in relazione. E se cambi la quantità di campione, cambia tutto.
Un errore tecnico? Una leggerezza? O qualcosa di peggio?
Domande che inquietano, soprattutto perché nel frattempo Alberto Stasi veniva condannato a 16 anni. E chi quei dubbi avrebbe dovuto sollevarli, non l’ha fatto.
Dna accidentale o presenza sulla scena? La battaglia decisiva
Ora il fronte dello scontro è uno solo: come quel Dna è finito sulle mani della vittima.
La difesa di Sempio si gioca la carta del contatto indiretto: lui frequentava la casa, Chiara poteva aver toccato un oggetto contaminato in precedenza. Ma la Procura replica fredda: se fosse stato così, avremmo trovato il Dna dei familiari, del fidanzato, di chi viveva quotidianamente lì. Invece nulla.
C’è solo quello. Quello di Sempio.
Gli investigatori vanno oltre: non si tratta di una semplice traccia da trasferimento. Per loro significa una cosa sola: era sulla scena del delitto.
Le altre ombre: impronte, telefonate e bugie
Il Dna non è l’unico elemento che inchioda Sempio nella ricostruzione degli inquirenti. Ci sono l’impronta 33 sul muro della scala, ci sono telefonate sospette alla casa dei Poggi, c’è il famigerato ticket di Vigevano — definito dai carabinieri «una bufala» — e c’è soprattutto la Bpa, l’analisi del sangue, unita alle valutazioni medico-legali della professoressa Cristina Cattaneo.
Un mosaico che, messo insieme, delinea una presenza. E forse anche un movente, ricostruito — assicurano i pm — in modo dettagliato.
Primavera: il giorno della verità
La Procura di Pavia è pronta a chiudere le indagini nei primi mesi del 2026. La richiesta di rinvio a giudizio sembra ormai un atto dovuto. E le rivelazioni annunciate per la prossima primavera potrebbero far tremare l’intero edificio giudiziario costruito attorno alla figura di Stasi.
Perché se gli inquirenti avranno ragione, quello che per vent’anni è stato il «mostro di Garlasco» potrebbe diventare la vittima del più clamoroso errore giudiziario italiano.


















